smart meterANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche) ha recentemente diffuso un comunicato dal titolo "Lo smart meter non inquina: i dati del gruppo GS2M lo scagionano" e dal sottotitolo esplicativo "L’Impegno di Anie per fare chiarezza e creare una cultura del contatore intelligente. Più informazione per permettere al consumatore di sfruttare a pieno le potenzialità degli smart meters" [1].

Nel comunicato si legge: "Come dimostrano i dati Anie lo smart meter non inquina e come anche ribadito dai produttori stessi di questa tecnologia, uno smart meter per la maggior parte del tempo “misura e contabilizza” senza produrre nessuna emissione radio." e ancora "lo smart meter trasmette per soli 3 secondi al giorno a distanze notevoli dall’utente"

E ancora: "Tanti invece i falsi miti che emergono dal confronto tra le Associazioni dei consumatori e il Gruppo GS2M (Gas Static Smart Meters),  che fa parte dell’Associazione Componenti e Sistemi per Impianti aderente ad Anie Confindustria."

Sarebbe stato illuminante avere informazioni sul citato confronto tra le associazioni dei consumatori e l'industria, ovvero quali "associazioni di consumatori", quali livelli di indipendenza e competenza sull'argomento siano stati coinvolti, quale sia stato l'oggetto, il contesto, la portata e le risultanze del confronto. Ma questa essenziale informazione, utile a capire effettivamente in che misura, tempi e modalità sia avvenuto, non è dato sapere dal comunicato. E neanche dalla sequela di articoli che ricopiano pedissequamente e acriticamente il comunicato ANIE, raccolti dallo stesso ente qui.

In altre nazioni una consultazione pubblica si è tenuta. E' il caso ad esempio del Regno Unito, i cui atti delle consultazioni sono stati resi disponibili al pubblico ([2]). La consultazione britannica riguarda smart meters che servono diverse reti di servizio pubblico (elettricità, gas). Una autorevole e non meno importante, indipendente, risposta nella consultazione britannica è quella di Radiation Research Trust ([3]) che sottolinea tutti i rischi per la salute nell'introduzione di tali contatori, come già ampiamente sperimentato in nazioni nelle quali diverse tipologie di smart meters sono stati introdotti da anni. E, dato non marginale, la consultazione pubblica citata ha utilizzato e condiviso delle specifiche tecniche relative alla proposta di implementazione nel Regno Unito (una versione recente in [4]), visto che il termine 'smart meter' è un appellativo del tutto generico, un "ombrello" dietro al quale possono trovarsi svariate architetture di rete, principi di funzionamento, frequenze di trasmissione, tecniche di trasmissione, periodi di contabilizzazione, fattori di scalabilità, posizionamenti degli elementi terminali e dei collettori (hub) profondamente diverse le une dalle altre, che rappresentano una enorme differenza in termini di impatto elettromagnetico negli ambienti di vita coinvolti.

Banalizzare e liquidare la questione costituita dagli smart meter come un "falso mito", relativamente all'impatto elettromagnetico che può comportare, denota una lettura inaccurata e superficiale della questione. Come lo denota l'identificare semplicisticamente il termine 'smart meter' con la contabilizzazione della rete del gas per cui un contatore non trasmetterebbe per più di tre secondi al giorno, come fatto nella nota. In realtà 'smart meter', come già detto, è un termine che si applica in svariati contesti, ancora per molti versi non definiti e in evoluzione nella nostra realtà. Sono in fase di svolgimento nel nostro paese, ad esempio, dei test pilota di contabilizzazione integrata basati su "smart meter", che abbiamo già segnalato (qui). E soprattutto, liquidare la questione costituita dagli smart meter come un falso mito, significa deliberatamente ignorare i vasti movimenti di protesta che si sono levati in tutto il mondo, a fronte della sostituzione, in vari casi coercitiva e senza possibilità di 'opt-out' (rinuncia in favore di un dispositivo tradizionale), dei tradizionali contatori con dispositivi 'smart' differenti tra loro ma accomunati dalla significativa peculiarità di trasmettere energia elettromagnetica, ritenuta da chi protesta una immissione nell'ambiente domestico in diretta relazione con una serie di problemi di salute patiti dai residenti, non esclusivamente dagli utenti direttamente coinvolti, ma anche da residenti vicini a tali dispositivi emittenti. La lista di persone comuni in carne e ossa, gruppi locali organizzati, associazioni non governative è sufficientemente lunga (ad esempio qui e qui) è non può essere banalizzata disinvoltamente come un "falso mito", poichè evidentemente la gente comune ha percepito autonomamente ma in forma locale collettiva nei vari angoli del pianeta un peggioramento del proprio benessere e stato di salute, per protestare con forza. Si veda in proposito il film documentario in inglese "Take Back your Power" che analizza ed passa in rassegna il fenomeno, la sua portata e le sue implicazioni (si può vedere in streaming o per i nostri soci avere il DVD in prestito).

L'affermazione "Lo smart meter non inquina" è una frase profondamente inaccurata e non basata su certezze oggettive. In generale, lo smart meter che trasmette periodicamente dati tramite energia elettromagnetica in radiofrequenza contamina l'ambiente elettromagnetico della zona residenziale in cui, con numerosità di decine, centinaia o migliaia di esemplari, è installato, con segnali tecnici, nella stragrande maggioranza dei casi di natura impulsiva e con livelli d'intensità di molti ordini di grandezza superiori al fondo ambientale naturale (fondo estremamente contenuto nell'intervallo della radiofrequenza e delle microonde). Come elemento comparativo rilevante dell'evidenza scientifica indipendente attualmente disponibile, si tenga in conto quanto riportato da BioInitiative Report in merito a effetti biologici da radiazioni a radiofrequenza a esposizioni di bassa intensità ("Reported Biological Effects from Radiofrequency Radiation at Low-Intensity Exposure")

Ci sarebbe anche da stigmatizzare l'affermazione "risulta prioritaria la consapevolezza in merito a consumi e risparmio presso i clienti finali", ma abbiamo ritenuto più importante soffermarci sull'aspetto relativo alla salute dei residenti - il mancato risparmio, messo in dubbio da diverse parti, passa nettamente in secondo piano, tuttavia priva della motivazione principale per tale forzata introduzione su scala globale.

Dovrebbe far riflettere tutti l'evidente effetto prossimità di uno smart meter per la contabilizzazione dell'energia elettrica operante in banda radio con frequenti emissioni in modalità impulsiva, denunciato e filmato anni fa da un residente di Stratford, Ontario, Canada, sulle foglie della siepe che lo circonda, dopo tre mesi dall'installazione del nuovo contatore. Solo uno dei tanti esempi esistenti, che dovrebbe porre importanti interrogativi e imporre l'utilizzo del principio di precauzione ([6] e [7]).

 

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Riferimenti:

[1] "Lo smart meter non inquina: i dati del gruppo G2SM lo scagionano", ANIE

[2] "Smart metering equipment technical specifications, consultation outcome - GOV.UK"

[3] Radiation Research Trust, risposta a consultazione pubblica governativa

[4] Draft specifiche tecniche dispositivi smart metering - UK

[5] Stratford Smart Meter Killing Shrub, 2010

[6] "Late lessons from early warnings: the precautionary principle 1896-2000", European Environment Agency, 2002

[7] "Late lessons from early warnings: science, precaution, innovation", European Environment Agency, 2013