Pubblichiamo la lettera inviata dalla Sig.ra Lucia Sicheri al direttore del quotidiano L'Adige e pubblicata il 18 Febbraio 2014.

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Gentile direttore,

mi chiamo Lucia Sicheri e sono mamma di tre bambini/ragazzi. Negli ultimi anni la telefonia mobile e i sistemi wifi sono entrati prepotentemente in ogni ambito della mia vita quotidiana: nella scuola, negli uffici pubblici, sui mezzi pubblici. Addirittura entro le mie mura domestiche, nonostante la mia contrarietà infatti subisco i sistemi wifi dei miei vicini di casa.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha riconosciuto i cellulari e in generale i campi elettromagnetici a radiofrequenza (wireless) come agenti cancerogeni sugli esseri umani, sconsigliandone in particolare l’esposizione ai bambini e ragazzi; il Consiglio d’Europa nella risoluzione n.1815 del 27 maggio 2011 ha raccomandato agli Stati membri, accogliendo le evidenze scientifiche sui rischi (Icems, International Commission for Electromagnetic Safety - rapporto BioInitiative - Aaem, American Academy of Environmental Medicine - Rcnirp, Commissione Russa per la tutela dalle radiazioni non ionizzanti - ISDE, International Society of Doctors for the Environment, - Idea, Irish Doctor’s Enviromental Association - Ssita, Safe Schools Information Technology) di ridurre l’esposizione dei cittadini e in particolare di bambini e giovani raccomandando che, in particolare nelle scuole e nelle classi, vi sia preferenza per le connessioni internet cablate, ossia via cavo; l’American academy of environmental medicine nel 2012 ha affermato come le scuole non dovrebbero installare sistemi wifi poiché sono correlati a disturbi dell’apprendimento, mal di testa e alterazioni del sistema immunitario; la lista potrebbe continuare quasi all’infinito. Le innovazioni tecnologiche corrono velocemente ma purtroppo le ricerche scientifiche faticano a starle al passo, così pure l’impianto normativo: ecco perché esiste a livello europeo uno specifico richiamo specifico al Principio di Precauzione.

Gli studi e i richiami autorevoli che arrivano dall’estero sono una risorsa preziosa per chi decide di avvicinarsi a queste tecnologie perché ignorarle? Purtroppo, però il nostro Comune e la nostra Provincia continuano a potenziare le connessioni wifi in città, nelle scuole, nelle biblioteche, negli uffici, negli ospedali trascurando di fatto e di diritto tutti gli inviti a muoversi secondo il Principio di Precauzione. Ne fanno un vanto, ma negano qualsiasi forma di informazione – sensibilizzazione alla popolazione sui potenziali rischi e negano un qualsiasi controllo medico volto a monitorare l’evolversi della situazione: basti pensare che mentre in Svezia l’elettrosensibilità è una patologia riconosciuta addirittura come patologia invalidante sul lavoro, in Italia non ne è neppure riconosciuta la sua esistenza. Non voglio fare una crociata contro l’innovazione tecnologica, ci mancherebbe! Come non la farei contro l’innovazione farmaceutica, ma come non darei un farmaco ai miei figli prima che questo non sia stato scientificamente testato e garantito così vorrei essere libera di scegliere se sottoporre i miei figli a questa pazza sperimentazione tecnologica di massa che, non il libero mercato, ma la Provincia e i Comuni, impongono a tutti senza nessun consenso e senza nessuna considerazione dei rischi per la salute: io non ho mai firmato nessun consenso informato. Le scuole sono sature dei sistemi wifi, ma internet non implica automaticamente wifi.

Le soluzioni cablate, ossia via cavo, sono certo più costose, ma non implicano nessun rischio reale o potenziale per la salute dei giovani cittadini. Vorrei dar vita ad un gruppo di genitori-cittadini sensibili alla questione di abuso di wireless e di telefonini per cercare di affrontare ed approfondire il problema (salute pubblica mi sembra si chiami) con le istituzioni, medici e studiosi.

Se condividete il mio pensiero vi invito a scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Lucia Sicheri

 

Riferimenti:

[1] Risoluzione n. 1815/2011 dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa