europaem logoSono state pubblicate nel terzo numero del 2016 della rivista Reviews of Environmental Health le Linee Guida EUROPAEM 2016 per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dei problemi di salute e le malettie collegate a esposizioni da onde elettromagnetiche.

Redatte da ben 15 scienziati, sintetizzano lo stato delle ricerche e del dibattito politico e, da un punto di vista medico, espongono delle concrete raccomandazioni per la diagnosi e il trattamento dei soggetti con problemi di salute collegabili all'esposizione a radiazioni elettromagnetiche.europaem fig1 480

Da una parte, le esposizioni devono essere trattate come fattori di rischio di determinate tipologie di cancro, la malattia di Alzheimer e l'infertilità maschile, dall'altra parte come fattore scatenante dell'ipersensibilità elettromagnetica (EHS), condizione cronica che si può presentare tramite una serie di sintomatologie varie che includono mal di testa, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, mancanza di energia, stanchezza e sintomi simil-influenzali.

L'approccio per il trattamento parte dalla conoscenza approfondita della storia medica del soggetto e delle esposizione a onde elettromagnetiche, l'esecuzione di esami che includono la misura delle esposizioni a onde elettromagnetiche negli ambienti in cui permane. Di notevole rilievo è osservare che non è solo l'intensità delle onde elettromagnetiche a essere determinata, bensì la durata delle esposizioni, se avvengono di giorno o di notte, il livello di esposizioni multiple a sorgenti differenti, le caratteristiche del segnale tecnico oggetto dell'esposizione. Vengono forniti dei valori guida che si applicano a luoghi oggetto di residenza prolungata, che sono basati su studi epidemiologici, osservazioni empiriche e tecniche di misure rilevanti in pratica, secondo criteri dettati dall'Associazione tedesca VDB (Verband Deutscher Baubiologen - Associazione tedesca di professionisti di Bioarchitettura). Sono forniti valori di riferimento e specifiche tecniche per l'esecuzione delle misure.europaem misure 320

 

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EMFScientist.orgLo scorso 11 Maggio 2015 è stato presentato un appello internazionale per la protezione dall'esposizione a campi elettromagnetici, sottoscritto da 190 scienziati di 39 nazioni alle Nazioni Unite, agli stati membri delle Nazioni Unite e all'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questi scienziati hanno complessivamente pubblicato oltre 2000 articoli scientifici peer-reviewed sugli effetti biologici e sanitari delle radiazioni non ionizzanti, quello parte dello spettro elettromagnetico che include i campi a bassissima frequenza (ELF) utilizzati per l'elettricità e la radio frequenza, usata per le comunicazioni senza filo.

Il Dr. Martin Blank, in un video di tre minuti, introduce il contenuto e l'importanza dell'appello. Il Dr. Blank ha sulle spalle 30 anni di esperienza nella conduzione di ricerca riguardante i campi elettromagnetici presso la Columbia University ed è stato presidente dell'International Bioelectromagnetics Society. Nelle sue schiette parole, emerge l'impellente necessità di affrontare la questione di salute pubblica posta dall'inquinamento ambientale generalizzato derivante dalla proliferazione incontrollata di sorgenti di campi elettromagnetici che ci riguarda tutti.

 Il contenuto del video del Dr. Martin Blank è reso disponibile, tradotto in italiano, di seguito:

Sono qui con inquietanti notizie sui nostri gadget preferiti: telefoni cellulari, tablets, Wi-Fi, etc.
Per dirla senza mezzi termini, essi stanno danneggiando le cellule viventi nel nostro corpo e uccidendo molti di noi prematuramente.
Sono il Dr. Martin Blank, del Dipartimento di Fisiologia e Biofisica Cellulare alla Columbia University.
E’ doloroso per me, e per più di 160 colleghi, che oggi hanno sottoscritto una petizione alle Nazioni Unite, chiedendo loro che affrontino questo problema.
Siamo scienziati e ingegneri, e sono qui per dirvi – abbiamo creato qualcosa che ci sta facendo male, e che sta andando fuori controllo!
Prima della lampadina di Edison, c’era pochissima radiazione elettromagnetica nel nostro ambiente. I livelli di oggi sono molte molte volte più alti dei livelli del fondo naturale e stanno crescendo rapidamente a causa di tutti i nuovi dispositivi che emettono questa radiazione.
Un esempio che molti di noi hanno in tasca in questo momento è il telefono cellulare. Uno studio mostra che da quando l’utilizzo del telefono cellulare si è ampiamente diffuso, l’incidenza di tumore cerebrale fatale nelle persone più giovani si è più che triplicato.
Stiamo installando antenne cellulari in edifici residenziali, e in cima agli ospedali, dove le persone stanno cercando di guarire.
I contatori intelligenti wireless e le stazioni radio base telefoniche stanno diffondendo radiazioni nei nostri quartieri.
E’ particolarmente inquietante il fatto che le radiazioni della nostra tecnologia di telecomunicazioni e di distribuzione energetica danneggi il DNA nelle nostre cellule. E’ chiaro a molti biologi che questo può spiegare i tassi in aumento di cancro.
Le generazioni future – I NOSTRI BAMBINI – SONO A RISCHIO.
Questi biologi e scienziati non vengono ascoltati dai comitati che stabiliscono gli standard di sicurezza.
I fatti BIOLOGICI vengono ignorati, e come risultato i limiti di sicurezza sono troppo alti.
ESSI NON SONO PROTETTIVI!
Verrà fuori più protezione probabilmente dalla piena divulgazione di possibili conflitti di interesse tra le autorità di regolamentazione e l’industria.
L’aumento dell’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche è un problema GLOBALE. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli enti per la definizione degli standard internazionali non stanno agendo per proteggere la salute pubblica e il benessere.
Le linee guida internazionali per l’esposizione devono essere rafforzate per riflettere la realtà del loro impatto sui nostri corpi, e in particolare, sul nostro DNA.
Anche se siamo ancora nel bel mezzo di una grande trasformazione tecnologica, si è in forte ritardo nell’affrontare gli effetti negativi biologici e sulla salute.
Siamo davvero tutti parte di un grande esperimento biologico, senza il nostro consenso informato.
Per proteggere i nostri figli, noi stessi, e il nostro ecosistema, dobbiamo ridurre l’esposizione attraverso la definizione di linee guida più protettive.
E così, oggi, gli scienziati di tutto il mondo stanno presentando un appello alle Nazioni Unite, i suoi stati membri e all’Organizzazione Mondiale della Sanità, per fornire una leadership nell’affrontare questa crisi della salute pubblica.




Il testo dell'appello internazionale, tradotto in italiano è accessibile qui.

L'appello formula delle richieste molto precise e pressanti.

"Collettivamente chiediamo che:

1. Vengano protetti i bambini e le donne incinta;

2. Si rinforzino le linee guida e gli standard regolamentari;

3. I produttori vengano incoraggiati a sviluppare tecnologia più sicura;

4. I servizi di utilità pubblica (società dell’energia elettrica, telefonia, etc.) responsabili della produzione, trasmissione, distribuzione, e monitoraggio del mantenimento dell’elettricità, mantengano di un’adeguata qualità della corrente elettrica e assicurino cavi elettrici appropriati per minimizzare i danni prodotti dalla corrente a terra;

5. Il pubblico venga pienamente informato riguardo ai rischi potenziali per la salute derivanti dall’energia elettromagnetica e vengano loro insegnate le strategie per la riduzione del danno;

6. Ai professionisti del campo medico si provveda un’educazione adeguata riguardo agli effetti biologici dell’energia elettromagnetica e sia provvista una formazione al trattamento di pazienti che soffrono di elettrosensibilità;

7. I governi finanzino formazione e ricerca sui campi elettromagnetici e la salute che sia indipendente dall’industria e impongano la cooperazione tra industria e ricercatori;

8. I mass media rivelino i rapporti tra gli esperti della finanza con l’industria quando citano le loro opinioni riguardo gli aspetti sulla salute e la sicurezza delle tecnologie di emissione di EMF; e

9. Vengano stabilite delle zone-bianche (aree libere da radiazioni)."

 

Riferimenti:

[1] EMFScientist.org website

[2] Traduzione italiana appello internazionale

[3] Video introduzione appello Dr. Martin Blank

 

 

smart meterANIE (Federazione Nazionale Imprese Elettrotecniche ed Elettroniche) ha recentemente diffuso un comunicato dal titolo "Lo smart meter non inquina: i dati del gruppo GS2M lo scagionano" e dal sottotitolo esplicativo "L’Impegno di Anie per fare chiarezza e creare una cultura del contatore intelligente. Più informazione per permettere al consumatore di sfruttare a pieno le potenzialità degli smart meters" [1].

Nel comunicato si legge: "Come dimostrano i dati Anie lo smart meter non inquina e come anche ribadito dai produttori stessi di questa tecnologia, uno smart meter per la maggior parte del tempo “misura e contabilizza” senza produrre nessuna emissione radio." e ancora "lo smart meter trasmette per soli 3 secondi al giorno a distanze notevoli dall’utente"

E ancora: "Tanti invece i falsi miti che emergono dal confronto tra le Associazioni dei consumatori e il Gruppo GS2M (Gas Static Smart Meters),  che fa parte dell’Associazione Componenti e Sistemi per Impianti aderente ad Anie Confindustria."

Sarebbe stato illuminante avere informazioni sul citato confronto tra le associazioni dei consumatori e l'industria, ovvero quali "associazioni di consumatori", quali livelli di indipendenza e competenza sull'argomento siano stati coinvolti, quale sia stato l'oggetto, il contesto, la portata e le risultanze del confronto. Ma questa essenziale informazione, utile a capire effettivamente in che misura, tempi e modalità sia avvenuto, non è dato sapere dal comunicato. E neanche dalla sequela di articoli che ricopiano pedissequamente e acriticamente il comunicato ANIE, raccolti dallo stesso ente qui.

In altre nazioni una consultazione pubblica si è tenuta. E' il caso ad esempio del Regno Unito, i cui atti delle consultazioni sono stati resi disponibili al pubblico ([2]). La consultazione britannica riguarda smart meters che servono diverse reti di servizio pubblico (elettricità, gas). Una autorevole e non meno importante, indipendente, risposta nella consultazione britannica è quella di Radiation Research Trust ([3]) che sottolinea tutti i rischi per la salute nell'introduzione di tali contatori, come già ampiamente sperimentato in nazioni nelle quali diverse tipologie di smart meters sono stati introdotti da anni. E, dato non marginale, la consultazione pubblica citata ha utilizzato e condiviso delle specifiche tecniche relative alla proposta di implementazione nel Regno Unito (una versione recente in [4]), visto che il termine 'smart meter' è un appellativo del tutto generico, un "ombrello" dietro al quale possono trovarsi svariate architetture di rete, principi di funzionamento, frequenze di trasmissione, tecniche di trasmissione, periodi di contabilizzazione, fattori di scalabilità, posizionamenti degli elementi terminali e dei collettori (hub) profondamente diverse le une dalle altre, che rappresentano una enorme differenza in termini di impatto elettromagnetico negli ambienti di vita coinvolti.

Banalizzare e liquidare la questione costituita dagli smart meter come un "falso mito", relativamente all'impatto elettromagnetico che può comportare, denota una lettura inaccurata e superficiale della questione. Come lo denota l'identificare semplicisticamente il termine 'smart meter' con la contabilizzazione della rete del gas per cui un contatore non trasmetterebbe per più di tre secondi al giorno, come fatto nella nota. In realtà 'smart meter', come già detto, è un termine che si applica in svariati contesti, ancora per molti versi non definiti e in evoluzione nella nostra realtà. Sono in fase di svolgimento nel nostro paese, ad esempio, dei test pilota di contabilizzazione integrata basati su "smart meter", che abbiamo già segnalato (qui). E soprattutto, liquidare la questione costituita dagli smart meter come un falso mito, significa deliberatamente ignorare i vasti movimenti di protesta che si sono levati in tutto il mondo, a fronte della sostituzione, in vari casi coercitiva e senza possibilità di 'opt-out' (rinuncia in favore di un dispositivo tradizionale), dei tradizionali contatori con dispositivi 'smart' differenti tra loro ma accomunati dalla significativa peculiarità di trasmettere energia elettromagnetica, ritenuta da chi protesta una immissione nell'ambiente domestico in diretta relazione con una serie di problemi di salute patiti dai residenti, non esclusivamente dagli utenti direttamente coinvolti, ma anche da residenti vicini a tali dispositivi emittenti. La lista di persone comuni in carne e ossa, gruppi locali organizzati, associazioni non governative è sufficientemente lunga (ad esempio qui e qui) è non può essere banalizzata disinvoltamente come un "falso mito", poichè evidentemente la gente comune ha percepito autonomamente ma in forma locale collettiva nei vari angoli del pianeta un peggioramento del proprio benessere e stato di salute, per protestare con forza. Si veda in proposito il film documentario in inglese "Take Back your Power" che analizza ed passa in rassegna il fenomeno, la sua portata e le sue implicazioni (si può vedere in streaming o per i nostri soci avere il DVD in prestito).

L'affermazione "Lo smart meter non inquina" è una frase profondamente inaccurata e non basata su certezze oggettive. In generale, lo smart meter che trasmette periodicamente dati tramite energia elettromagnetica in radiofrequenza contamina l'ambiente elettromagnetico della zona residenziale in cui, con numerosità di decine, centinaia o migliaia di esemplari, è installato, con segnali tecnici, nella stragrande maggioranza dei casi di natura impulsiva e con livelli d'intensità di molti ordini di grandezza superiori al fondo ambientale naturale (fondo estremamente contenuto nell'intervallo della radiofrequenza e delle microonde). Come elemento comparativo rilevante dell'evidenza scientifica indipendente attualmente disponibile, si tenga in conto quanto riportato da BioInitiative Report in merito a effetti biologici da radiazioni a radiofrequenza a esposizioni di bassa intensità ("Reported Biological Effects from Radiofrequency Radiation at Low-Intensity Exposure")

Ci sarebbe anche da stigmatizzare l'affermazione "risulta prioritaria la consapevolezza in merito a consumi e risparmio presso i clienti finali", ma abbiamo ritenuto più importante soffermarci sull'aspetto relativo alla salute dei residenti - il mancato risparmio, messo in dubbio da diverse parti, passa nettamente in secondo piano, tuttavia priva della motivazione principale per tale forzata introduzione su scala globale.

Dovrebbe far riflettere tutti l'evidente effetto prossimità di uno smart meter per la contabilizzazione dell'energia elettrica operante in banda radio con frequenti emissioni in modalità impulsiva, denunciato e filmato anni fa da un residente di Stratford, Ontario, Canada, sulle foglie della siepe che lo circonda, dopo tre mesi dall'installazione del nuovo contatore. Solo uno dei tanti esempi esistenti, che dovrebbe porre importanti interrogativi e imporre l'utilizzo del principio di precauzione ([6] e [7]).

 

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Riferimenti:

[1] "Lo smart meter non inquina: i dati del gruppo G2SM lo scagionano", ANIE

[2] "Smart metering equipment technical specifications, consultation outcome - GOV.UK"

[3] Radiation Research Trust, risposta a consultazione pubblica governativa

[4] Draft specifiche tecniche dispositivi smart metering - UK

[5] Stratford Smart Meter Killing Shrub, 2010

[6] "Late lessons from early warnings: the precautionary principle 1896-2000", European Environment Agency, 2002

[7] "Late lessons from early warnings: science, precaution, innovation", European Environment Agency, 2013

 

 

Dr. Gro Brundtland, ex primo ministro NorvegiaLo scorso 14 Agosto 2015, l'ex direttore generale dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ed ex primo ministro norvegese, nonchè dottore medico, Dr. Gro Brundtland, è stata intervistata a lungo dal quotidiano norvegese Aftenposten. Una delle questioni toccate nell'intervista è stata la sua opinione sulle radiazioni elettromagnetiche artificiali. Le sue dichiarazioni non lasciano spazio a dubbi o tentennamenti. Per inciso, per chi non lo sapesse, l'ex primo ministro norvegese ha da tempo manifestato di essere elettrosensibile. Un estratto dell'attuale intervista è stato sottotitolato in inglese (da [3]), riportiamo di seguito, pur con delle inevitabili approssimazioni, i tratti salienti del dialogo intercorso con il giornalista:

 

[Giornalista] Le devo fare una domanda non collegata con quello di cui stavamo parlando. Ricordo di aver visto una foto con Lei seduta a lavorare con uno smartphone... E ricordo che è stato detto che Lei sia stata per lungo tempo una di coloro che erano scettici al riguardo...


[Gro Brundtland] Oh, sono ancora scettica

[Giornalista] Davvero?

[Gro Brundtland] Oh, si. Si, assolutamente. Non c'e' purtroppo alcun dubbio nella ricerca su questo. Ci sono certamente aspetti negativi nell'esposizione alla radiazione, che coinvolgono noi umani, come conseguenza di tutti i nuovi dispositivi che stiamo usando

[Giornalista] Lo stiamo sottovalutando?

[Gro Brundtland] Beh, penso che noi dobbiamo sperare...e io spero...che questo non risulti in un problema troppo serio. Ma ci sono effetti negativi dalle radiazioni. Non c'e' alcun dubbio su questo. Intendo dire, non ho potuto portare il telefono accanto alla mia testa. Mai. Dovevo contattare mio marito. Stavamo partecipando a delle nozze in Svezia e non sono stata in grado di raggiungerlo durante gli eventi di Utoya. Ho dovuto spedire un SMS a mia sorella affinchè chiamasse mio marito...beh è stato complicato, non ho potuto proprio chiamarlo. Ecco perchè tenevo il telefono in quel modo [sulle ginocchia]. Non posso tollerare la radiazione vicino alla mia testa. Se lo faccio, vedo immediatamente arrivare il mal di testa. Il mio corpo ha reagito in quel modo alla radiazione del telefono cellulare per...beh...all'incirca venticinque anni...

[Giornalista] Lei ritiene che stiamo prendendo la questione troppo alla leggera, in generale?

[Gro Brundtland] Vede, questa tecnologia ha comportato una tale enorme innovazione nella nostra società...ovunque...E' quasi impensabile che qualcuno la possa fermare per motivazioni sulla salute...E fortunatamente...anche se dico che la ricerca mostra effetti deleteri...non sto dicendo che tali effetti dovrebbero essere considerati cruciali...In tal caso avrebbe dovuto essere fermato e quello non è stato fatto. Ma vorrei dire: Schermatevi! Non tenete il telefono in tasca!... A una persona che era solita tenere il telefono nella tasca sul petto gli è venuto un rash cutaneo sul petto...non se ne voleva andare. Quindi il dottore gli prescrisse una crema al cortisone e il rash scomparve. Ma a quel punto riprese l'abitudine e il rash ricomparve nella stessa posizione. Fu allora che il dottore vide il collegamento. E gli disse: Lei non deve tenere il telefono in quella tasca perchè è quello che lo sta causando. Bene...è solo una illustrazione sul fatto che questa non è una tecnologia innocente, questi dispositivi emettono radiazione! Quindi tenetelo a distanza e siate un po' cauti, questo è tutto quello che dico...Ma naturalmente noi siamo già diventati dipendenti da questo...

[1] Intervista Aftenposten 14/8/2015

[2] Estratto intervista (sottotitoli inglesi)

[3] Citizen Radiation Protection, Norvegia